I discepoli di Emmaus

In questa rappresentazione ho concentrato l'attenzione, oltre che dal punto di vista artistico pittorico, anche su alcune riflessioni di carattere tecnico e scenografico. In primis ho valutato la ristrettezza del locale, e propongo un effetto prospettico con la tecnica del tromp l'oeil, ovvero una prosecuzione pittorica del soffitto a cassonetti in legno esistente, sorretto da alcune colonne lisce, che restringono il punto d'osservazione permettendo di dare respiro al locale e di non venire oppressi dalle figure in grandezza naturale, che se eseguite al di sotto delle proporzioni reali andrebbero a perdersi. Ho solo abbozzato tale soffitto, solo per renderne l'idea, in quanto non ho rilevi fotografici dello stesso e al momento mi sfuggono i particolari.

Anche se ispirato ai "discepoli di Emmaus", il dipinto ha funzione di adornare il tabernacolo, quindi la tematica parte da esso. Cos'è il tabernacolo? Può essere stato "inventato" quale rappresentazione del Santo Sepolcro, visto che è adibito a contenere il "corpo" di Cristo? In base questo concetto, e visto il manufatto esistente, ho "costruito" un portale con
colonne portanti e muro a vista, entro il quale figura alloggiata la lastra in marmo del tabernacolo. Si tratta di una composizione mista, il muro perimetrale del sepolcro verrà realizzato in blocchetti di porfido fino all'altezza di 120 cm per poi continuare in pittura, imitandone le caratteristiche. All'altezza di 120 cm verrà posta una mensola in porfido dello
spessore di 10 cm, larga 30 cm e lunga 80 cm fissata alla parete all'angolo destro della stanza, angolo creato dall'intersezione della parete del tabernacolo con la frazione di muro dell'arco quadro di entrata all'aula, utile al sacerdote per appoggiare gli Oggetti.

La scelta del porfido, oltre omaggiare un prodotto locale, è fine all'esaltazione della purezza, candore e "nobiltà" della lastra di marmo.

Al di sopra del portale, Cristo risorto in un coro di angeli, e dietro di Lui la luce del Padre che rischiara e sparge strali di luce sulla scena sotto e alla sinistra, dove i discepoli di Emmaus si ritrovano alla tavola del Signore manifesto. L'apostolo di destra osserva la scena del tabernacolo, stupito e sorpreso, invitato anche da un altro gruppo di angeli, questa volta posti in basso. Gesù lo guarda e protende una mano quasi a toccare la mano dell'apostolo in segno di rassicurazione. L'apostolo di sinistra regge una brocca e un calice di vino, ma intenzionalmente ha lo sguardo fisso in avanti, verso lo spettatore, con una espressione di serenità e rispetto, proprio per volgere lo sguardo verso gli sconosciuti, guardare per vedere, per riconoscere e diffondere negli individui l'immagine di Cristo, un invito a spezzare il pane in una comunione che non è solo un discorso a tre, un triangolo isolato dal resto del mondo. Un percorso, un cammino a ritroso: lo sconosciuto (lo spettatore) che cammina e si muove, e nel suo peregrinare incontra chi lo invita alla tavola del Signore. Sullo sfondo a sinistra, Gerusalemme città Santa sovrastata da un angelo luminoso, città che si specchia nell'acqua, la corrente trasporta frammenti di riflessi. Acqua, sorgente di vita. Acqua, essenziale e vitale, come la luce divina.Onde d'acqua che inondano parzialmente la scena, si infrangono sulle colonne si disperdono su un arenile sabbioso al centro della scena, impronte di piedi, conchiglie.

Gli elementi... a sinistra l'acqua, al centro la sabbia, a destra il cielo. E ovunque la luce, il calore, il fuoco della fede.

Il mio lavoro è eseguito su due supporti, uno per parete, rispettando le proporzioni reali, atto ad essere osservato con l'angolatura di 90° propria del locale.

Berenice Daprà


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