Berenice Daprà, nasce a Milano il 15 novembre 1963 da padre trentino e madre veneta.      

Cresce a Molina di Fiemme (TN) nella casa del nonno paterno, il pittore Gio Battista Daprà detto "Tisti" (1899 - 1982) al quale è molto legata.

Il contatto con la sua spiccata e originale personalità ha influenzato l'educazione morale e prospettica di Berenice.

Per motivi di lavoro del padre di Berenice (il figlio del "Tisti"),nonno e nipote si allontanano per alcuni anni riavvicinandosi negli ultimissimi tre anni di vita dell'ormai stanco e ammalato "Tisti" (oltre all'età, a minare la sua esistenza, contribuì la prematura scomparsa in un incidente stradale della figlia Metilde).

I giorni seguenti la sua scomparsa si verificarono degli strani eventi.

Dal racconto dell' artista...

"...negli ultimi tempi Nonno Tisti era infermo, la sua camera si trovava al piano superiore direttamente sopra la mia stanza...all'epoca frequentavo il IV° anno all' Istituto Tecnico Commerciale di Predazzo (TN) e nei giorni in cui rimanevo a casa egli batteva con il suo bastone sul pavimento per chiamarmi affinchè lo andassi come sempre ad aiutare ad alzarsi, sbarbarsi etc (oltre a medicarlo di un' ulcera su una gamba e del fuoco di San Antonio,  un paio di volte al mese gli accorciavo i capelli..) ...ebbene i giorni seguenti la sua scomparsa il bastone batteva regolarmente finchè un giorno mi decisi a salire nella sua stanza che era stata anche il suo studio per diversi anni e cominciai a curiosare.

Trovai immediatamente alcuni colori ad olio e dell' acquaragia.

Gioii del fatto, in quanto il nonno preparava da sè i colori con le terre, gomma arabica ed altro, confezionati nei barattoli vuoti delle medicine, i pennelli li costruiva lui direttamente con i miei capelli e questo era il corredo artistico che mi destinava quando qualche volta gli chiedevo di insegnarmi a dipingere.

Le lezioni di pittura naufragavano di fronte ai miei rifiuti nell'usare questi oggetti, perche volevo dei bei tubi sempre pieni di colore e pennelli di tutte le misure che come una zappa incidessero la tela a colpo sicuro, come per i solchi di un campo. Solo recentemente ho compreso due cose: la prima è che chi ha vissuto come lui due guerre (la prima 1915-18 con gli austriaci  come Kaiserjager e nella seconda il 4 maggio 1945 i tedeschi in ritirata bruciarono tutti i suoi averi), bada molto bene al valore materiale delle cose e sta attento a non sprecarle; la seconda è il gusto dell'inventare e del manipolare così come creava i mezzi per dipingere esprimendo amore per la materia e stima per le proprie capacità.

Qualcuno dirà che la prima è meno importante della seconda...io ho capito una sola cosa, in verità, che l'importante è dipingere non importa dove come quando e con cosa, non è il pennello a fare la differenza ma è l'artista.

Quanto darei oggi per aprire un barattolo di aspirina e trovarci dentro del colore, oppure pettinandomi trovare dei bastoncini di legno attaccati ai miei capelli.

Finalmente padrona del suo ambiente mi sentii subito artista e iniziai a dipingere il mio primo quadro che è il suo ritratto.

Successivamente sfruttai tutti i supporti che il nonno aveva preparato molto tempo prima per dipingere oggetti e suppellettili di casa, riproducendo materiali e metalli, effetti di luce e riflessi...si pensi che all'epoca ignoravo che le mestiche dei colori ad olio si diluiscono con oli vegetali e non con acquaragia come facevo io, cosa che toglie la brillantezza al colore stesso e che si usa invece per la pulizia dei pennelli.

Con il tempo sentii il bisogno di approfondire la tecnica pittorica e  acquistai dei libri e dei manuali di pittura, che leggevo durante la notte.

Nel frattempo in un incidente in moto, perse la vita un mio carissimo amico d'infanzia Fulvio detto "Galletto", eseguii il suo ritratto e lo portai ai suoi genitori, che me lo vollero pagare e io ne chiesi la "bellezza" di trentamila lire (al giugno 1982), ma che soddisfazione! Il quadro fu visto da molte persone che ne rimasero affascinate e cominciarono a pervenirmi le prime richieste di ritratti, e iniziai a lavorare.... 1983, venne il giorno del diploma, ed io fregiai il presidente della commissione con un ritratto... chissà se servì o meno, ma mi ritrovai diplomata.. perito commerciale!!!

E intanto continuavo a dipingere, ritratti, fiori...

Nel 1984 dipinsi gli interni del ristorante "il Manarin" di Cavalese. Nel 1985 la prima mostra, una personale al Palazzo della Magnifica Comunità di Fiemme di Cavalese, era il mese di agosto, da ottobre a giugno insegnavo attività alternative (si intendono artistiche) nelle scuole elementari del circolo di Egna (BZ) e l'anno seguente replica alla Magnifica, più una collettiva di pittori a Molina di Fiemme (1986). 

Furono dei discreti successi personali, dei quali mi sono stupita, oltre che rallegrata, come delle liete sorprese. Niente mi dà l'idea di come dipingo come i commenti spontanei durante le mostre.  Durante l'anno venne inaugurata la nuova Piscina di Cavalese, e venni assunta come assistente bagnanti e cassiera, avendo un passato agonistico nel nuoto, interrotto a 15 anni per tornare in Val di Fiemme dove non c'era la struttura per poter nuotare.

Decisi di conseguire anche il brevetto di maestra di nuoto e l'ottenni, cominciando subito ad insegnare.

Inoltre frequentai un corso di paracadutismo sportivo conseguendone il brevetto, e dedicando parte delle energie e del tempo anche a questa "novità". 

Nel 1987 nacque Giuditta, mia figlia.

Tutti questi eventi rallentarono un pò il lavoro, o forse mi distraerono da colori e pennelli. Ma poi come un'onda dell'oceano sentii risalire il bisogno di esprimermi... Non erano nè la maternità nè lo sport ciò che era centrale nelle mie "ambizioni".

Visitai Venezia accompagnando un amico artista che compiva uno studio per una serie di quadri a tema da esporre nella magnifica città.

Collaborare fu per me un'esperienza validissima, la prima esperienza pratica affiancata ad un vero artista...

Un lavoro di ricerca profondo.

Al ritorno maturai la necessità di creare un nuovo tema. Inventai "le bambole", quadri raffiguranti bambole con gli occhi di Giuditta.

Piacquero moltissimo, e alternavo ritratti e bambole.

Nel 1990 tra bambole e ritratti, vinsi un concorso per entrare in banca, e così fu.

I tempi cambiavano, e la moda proponeva nuove distrazioni.

Arrivò sui miei monti un brasiliano, Rey, istruttore di ginnastica aerobica, ballerino e quant'altro: una ventata di  filosofia di vita, tra i tradizionali sci e la "moseristica" bicicletta, così come bisogna intendere il fitness.

Inoltre Rey portava notizie di altre culture, di cose interessanti... dopo due anni di pratica e collaborazione conseguii il brevetto di istruttrice di aerobica, a Milano, e cominciai a tenere i miei primi work shop...

Ma questa volta non mollai la pittura, non mi distraeva più niente ormai, dopo l'esperienza di Venezia: se devi dipingere, presto lo farai, ed ogni momento è buono.

Ecco tornare i ricordi della filosofia di nonno Tisti..."


Da allora son passati circa vent'anni. Berenice pittoricamente è cresciuta ....

                                                          (continua...)

 

Torna Homepage